Nella vita non sempre va come immaginato, a volte ci sono degli imprevisti o situazioni inattese che ci portano a vedere la nostra vita come estremamente fragile e transitoria. Una di queste situazioni può essere il sopraggiungere di una grave malattia e/o il dover affrontare la perdita di una persona amata.
Per lutto si intende il processo psicologico, fisico, sociale e comportamentale che si innesca nelle persone che si ritrovano a vivere la perdita di una persona (cara). Non tutti i lutti sono uguali tra loro, in termini di impatto nella vita di chi rimane e piange la perdita.
Sono tante le variabili che incidono nel determinare la minore o maggiore facilità nell’elaborazione di un lutto.
Per dare un’idea di cosa stiamo parlando, lasciando la possibilità di approfondire l’argomento in una trattazione a se stante, possiamo dire che le variabili che rendono più difficile l’elaborazione del lutto sono:
Questi sono alcuni dei fattori che possono rendere il “lutto complicato” da elaborare. Tanto che alcune persone possono vivere una vita intera non riuscendo mai ad accedere a un livello di elaborazione profonda dell’accaduto, portandosi dietro questo fardello.
Quando avviene ciò il trascorrere del tempo da solo non è sufficiente per liberarsi dal passato e poter vivere il presente senza condizionamenti. Occorre effettuare una psicoterapia costruita ad hoc per la persona che possa aiutare il nostro cervello a riprendere il processo di elaborazione là dove si era bloccato.
Definire ciò che è traumatico può essere, in realtà, molto soggettivo. Alcune persone possono subìre delle calamità naturali e non sviluppare un trauma, altre invece possono solo ascoltare l’accaduto ed esserne traumatizzate. Sono tante le variabili che incidono nel determinare questo tipo di risposta, oltre alla portata dell’evento, ci sono sia le caratteristiche temperamentali che ambientali. La parte che ad oggi impatta di più nel determinare un epilogo traumatico di una data situazione è quella che riguarda l’ambiente. Per ambiente intendiamo soprattutto l’ambiente di vita nel quale siamo immersi nei primi anni vita (in particolare i primi 3 anni). Avere un attaccamento sicuro* e la presenza di figure di supporto al di fuori del nucleo familiare sono due aspetti fortemente protettivi per lo sviluppo del trauma. Al contrario, vivere in situazioni di trascuratezza, di violenza domestica, di abuso (fisico, psicologico, sessuale), di invalidazione**, di non sintonizzazione e rispecchiamento emotivo con le figure genitoriali, di iper-protezione, di abbandono e di paure intense possono rendere il terreno più fertile per lo sviluppo di un trauma, anche a distanza di tempo. Questi sono solo degli esempi di quelli che, in gergo psicologico, vengono definiti i traumi con la “t” minuscola, ovvero i cosiddetti traumi relazionali i cui effetti si ripercuotono in tutte le relazioni successive. Oltre ai traumi con la “t” minuscola ci sono poi quelli con la “T” maiuscola che si riferiscono a tutti quei traumi nei quali viene messa a repentaglio la nostra vita o quella dei nostri cari (ad es. calamità naturali, incidenti, stupri, suicidi e omicidi, diagnosi infauste).
Per i traumi con la “T” maiuscola o con la “t” minuscola, così come per gli eventi di vita molto stressanti, ci sono delle tecniche molto efficaci che aiutano la persona a elaborare l’accaduto e superarlo senza portare strascichi in futuro, per poi ri-tornare a vivere. Tra le più note c’è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e la Schema Therapy (di dimostrata efficaci per i cosiddetti “traumi relazionali”).
Dr.ssa Sara Appoloni
Psicologa Psicoterapeuta a Pesaro